giovedì 19 luglio 2012

DOLOMITI DEL BRENTA: IL SOTTOGRUPPO DELLA CAMPA E LE SUE MALGHE


11 LUGLIO 2012Segnavia : 330 - 371 - 301
Difficoltà : E
Tempi : Malga Arza - Malga Termoncello h. 1,00 - : Malga Termoncello - Malga Flavona h. 1,50 - Malga Flavona - Passo della Gaiarda h. 1,20 - Passo della Gaiarda - Malga Spora h. 0,40 - Totale h. 4,50
Dislivelli : Malga Arza - Malga Termoncello + 361 m. / - 5 m. - Malga Termoncello - Malga Flavona + 215 m. / - 213 m. - Malga Flavona - Passo della Gaiarda + 388 m. / - 10 m. - Passo della Gaiarda - Malga Spora + 10 m. / - 391 m. - Totale + 974 m. / - 619 m.
12 LUGLIO 2012
Segnavia : 301 - 338 - 370 - 330
Difficoltà : E + EE
Tempi : Malga Spora - Sella del Montòz h. 1,40 - Sella del Montòz - Malga Campa h. 1,00 - Malga Campa - Malga Loverdina h. 0,50 - Malga Loverdina - Malga Arza h. 0,40 - Totale h. 4,10 Dislivelli : Malga Spora - Sella del Montòz + 492 m. / - 20 m. - Sella del Montòz - Malga Campa + 30 m. / - 382 m. - Malga Campa - Malga Loverdina + 105 m. / - 309 m. - Malga Loverdina - Malga Arza + 15 m. / - 286 m. - Totale + 642 m. / - 997 m.


Accesso: dal centro del paese di Cunevo, in Val di Non, si segue l’indicazione per Malga Arza ignorando il cartello di divieto di transito. Con 10 km di strada stretta e tortuosa, si arriva in un parcheggio a circa 1.500 metri.

PRIMO GIORNO
Ci avviamo in leggera salita lungo la strada sterrata, passiamo Malga Arza ed entriamo nel bosco dove troviamo un primo bivio; si segue a destra il sent. 330 verso Malga Tremoncello che raggiungiamo salendo costantemente su sentiero in mezzo al bosco. -Ocio che qui l’indicazione per M.ga Flavona segna il sentiero 339 che è sbagliato- Si prosegue ignorando il sent. 339 che precipita alla nostra destra verso il Lago di Tóvel, fino ad una lunga discesa con splendida vista sul lago sovrastato dal Sasso Rosso
Attraversiamo i ghiaioni al centro della Val Strangola e riprendiamo a salire con dei comodi cambi di pendenza fino ad intercettare la Val Scura e ad attraversare una fitta distesa di mughi. Di fronte a noi: cima Grostè e l’incredibile Turrion Basso mentre, a sinistra, rimane Cima di Val Scura.
Costeggiamo i ghiaioni della Cima di Val Scura per risalire fino a circa 1. 865 metri da dove scorgiamo il tetto della grande Malga Flavona. Prorio fin che siamo alla Flavona inizia e noi approfittiamo ben volentieri dei locali adibiti a bivacco per pranzare.

Quando riprendiamo il cammino non piove più ma il cielo rimane, comunque, ancora coperto. Con buona salita siamo al bivio tra il sent. 330 ed il 371. Seguiamo il 371 in direzione del visibile (ma ancora lontano!) Passo della Gaiarda. A destra si sviluppa tutta la catena settentrionale del Brenta. Quello che colpisce è il Turrion Basso che sorge isolato al centro della valle come fosse uno stranissimo palazzo. Saliamo lentamente sempre allo scoperto dove, un tempo, c’era uno splendido lariceto che venne abbattuto interamente a partire dal 1850 per ricavarne traversine per la ferrovia del Brennero.
Giunti a 2.190 m circa il sentiero 371 ha termine; incontriamo il 301 che ci porta al Passo della Gaiarda (m. 2.236) dove non ho fisicamente il tempo materiale per fotografare l’aquila reale che ci passa sopra la testa.

Tagliamo in diagonale tutti i ghiaioni del M.te Fibbión con percorso abbastanza esposto fino a scendere ripidi, con una serie di strette curve, fino a Malga Spora (m. 1.855). Ora possiamo riposare, rifocillarci e passare la notte al riparo dal classico temporale serale.Malga Spora è una malga attiva alla quale non si può arrivare con nessun mezzo meccanico. Nel periodo in cui non viene utilizzata per l’alpeggio funziona come ottimo bivacco mentre, durante la stagione estiva, diventa un punto d’appoggio dove, con modica spesa, si può mangiare e pernottare. Naturalmente non troverete un menu da ristorante, ma sicuramente un piatto di minestrone caldo, un saporito pezzo di formaggio e un bicchiere di vino. Occorre sapersi adattare al luogo spartano tenendo ben conto che qui non siamo clienti ma ospiti e dobbiamo avere il giusto rispetto per un lavoro antico e per le persone che ancora lo svolgono.

SECONDO GIORNOPartiamo presto da Malga Spora seguendo ancora il sentiero 301, dirigendoci verso il nuovo segnavia 338 ci porta ad imboccare la Val dei Cavai. Ancora una volta la salita aumenta e non ci lascia più fino ai 2.327 m della Sella del Montòz.Caliamo ripidamente per proseguire attraversando magri pascoli dove siamo guidati da ometti di sassi e continuiamo a scendere superando una porzione di terreno dove il sentiero si confonde ed occorre un poco d’attenzione; intanto alla nostra destra vediamo Cima Borcola sormontata da una croce metallica forse troppo grande. Lasciamo la conca e ci si spalanca davanti, giù in basso, la Val di Non; passiamo da M.ga Campa e procediamo con dei saliscendi, traversiamo un breve ghiaione e, giunti a m. 1.945 circa, cominciamo a salire tra i mughi con dei punti esposti che esigono particolare attenzione (EE). Superati così una quarantina di metri di dislivello vediamo la Rocchetta, lo sbocco della Val di Non in Val d’Adige.
Il sentiero prende a salire nuovamente infilandosi in una stretta valletta; ci inerpichiamo con una serie di strette curve, una serpentina molto ripida e faticosa che, per fortuna, dura poco. Ora si scende abbastanza comodamente, con qualche cambio di pendenza e un gran bel panorama su buona parte della Val di Non. Eccoci sbucare davanti a Malga Loverdina dove trovo Chiara intenta a chiacchierare con un’amica sua.Anche qui c'è un locale sempre aperto dotato di tavoli, panche e stufa a legna. Un posto da rispettare lasciandolo sempre pulito ed in ordine.
Scendiamo tralasciando il sentiero che si allontana a sinistra verso Malga Termoncello e raggiungiamo il bosco che ci accompagna lungamente fino al parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto.

mercoledì 18 luglio 2012

RITORNO ALLE ORIGINI

Dopo attente riflessioni, elaborate principalmente nel corso delle sempre più frequenti camminate in giro per i monti, ho ripreso piena consapevolezza del fatto che la corsa, per me, è nata, è, e deve rimanere, esclusivamente propedeutica alla montagna dove, per una sempre più marcata simbiosi con la natura, il cammino non può essere che lento.


Senza rinnegare i miei trascorsi agonistici (?) da runner più o meno agguerrito son tornato alle origini.